La malaria a Zanzibar non c'è. O quasi.

mappa tanzania malaria

Osservando le cartine che rappresentano la diffusione mondiale della malaria, Zanzibar è spesso rappresentata come un punto caldo, ma si tratta di grafici obsoleti. Nel 2017 la malaria a Zanzibar è pressoché scomparsa, cosa che non si può dire della città di Dar es Salaam, in Tanzania, da cui partono i traghetti che in poche ore portano all'isola. Pertanto, se a Zanzibar si verifica qualche caso di malaria, è nella maggior parte dei casi dovuto all'arrivo di una persona che si è infettata in precedenza in altri luoghi e che se punta può a sua volta trasmettere la malattia attraverso la zanzara.


Le abitazioni zanzibarine sono disinfestate pesantemente due volte l'anno da circa dieci anni e l'uso delle zanzariere è diffuso, non solo nei luoghi turistici, ma anche nelle case private, soprattutto degli arabi. Il clima inoltre, trattandosi di un'isola, è ventilato e lungo la costa la presenza delle zanzare è bassa rispetto ad altre zone tropicali.
In generale a Zanzibar i casi di malaria sono molto rari. Nella stagione più pericolosa, quella delle piogge che vanno da Aprile a Giugno inoltrato, la maggior parte delle strutture turistiche è chiusa e in generale è sconsigliato visitare l'isola, per via di disagi dovuti alle piogge torrenziali, per la mancanza di un sistema fognario, per le frequenti inondazioni di fango lungo le strade sterrate, e anche per il Ramadan, lì particolarmente rispettato, che rende estremamente difficile procurarsi passaggi o anche solo acqua e cibo per un mese intero.
Durante la stagione secca, la zona più fresca, ventilata e con meno zanzare, è la costa est. Durante il giorno, se si sta in spiaggia, non è necessario usare precauzioni, ma la sera è consigliato vestirsi coprendo gambe e braccia e usare una lozione repellente ben distribuita sulla pelle. Anche le lozioni acquistate sul posto sono efficaci. Nei posti a vegetazione fitta è utile proteggersi anche di giorno con lozioni repellenti e vestiario coprente.
Durante la notte conviene l'uso della zanzariera. Evitare i fornelletti elettrici a piastrina: la corrente salta spesso e potrebbero risultare inefficaci. Acquistare una bomboletta di insetticida e spruzzarne un po' su stipiti di porte e finestre. Non lasciare cibo o acqua stagnante dove si passa la notte.
La cosiddetta "profilassi o prevenzione farmacologica della malaria" si inizia a partire da due settimane prima della partenza e nel caso ci si rechi soltanto a Zanzibar può essere ritenuta superflua. Questi farmaci sono gli stessi che si usano per curare la malaria, ma assunti in dosi più basse: hanno lo scopo, in caso si venga infettati, di impedire alla larva di riprodursi, diminuendo gli effetti dannosi della malattia. L'utilità di questa profilassi è dibattuta e può avere senso se il viaggio è breve (15 gg) e se ci si dirige in zone dove vi è un alto rischio di contrarre la malaria, ma non a Zanzibar.
Ogni ospedale o centro medico della Tanzania ha la strumentazione necessaria per fare un test veloce del sangue alla ricerca della malaria: se i sintomi sono febbre alta, dolori ossei, diarrea e vomito, conviene recarsi subito presso un centro medico, dove i sanitari hanno tutti notevole esperienza di malaria e di intossicazioni legate al cibo e al clima. Ogni farmacia, anche la più semplice, possiede i farmaci necessari.
La malaria è una malattia dovuta a un parassita che si riproduce nel fegato umano e si diffonde nel sangue. La sua trasmissione è determinata dal passaggio del parassita tra umani attraverso la puntura della zanzara. Il parassita della malaria presente in Tanzania è il più pericoloso in termini di gravità dei sintomi, ma bisogna tenere conto che si tratta di una malattia che, se curata tempestivamente, nella maggior parte dei casi non è più grave di una brutta influenza e non lascia conseguenze: il farmaco elimina i parassiti e non c'è rischio di cronicizzazione. I numerosi morti dovuti alla malaria di cui si sente parlare sono persone (in particolare bambini) che abitano in zone rurali dell'Africa, che non fanno prevenzione, non sono curate e sono ripetutamente infettate cronicizzando la malattia per lungo tempo.
Più che della malaria, a Zanzibar conviene preoccuparsi dell'eccessiva esposizione al sole (mai sottovalutare il sole vicino all'equatore, è molto più forte del nostro) e delle intossicazioni alimentari. Per il sole non basta una crema protettiva (che deve essere almeno un 50), ma occorrono cappelli a tesa larga e camicioni a maniche lunghe, che si possono eventualmente bagnare in caso di troppo caldo.
L'acqua non è potabile ed è conservata in cisterne: attenzione al ghiaccio, alcuni lo fanno con l’acqua di bottiglia altri no. Meglio una birra di un cocktail. Attenzione alla frutta sbucciata, alla verdura cruda e ai frullati. In realtà si entra comunque in contatto con l’acqua locale facendosi la doccia ma è precauzione evitare di usarla per lavarsi i denti. Per non sprecare acqua potabile e riempire l'isola di bottiglie di plastica, si può usare una bottiglia vuota riempita di acqua del rubinetto in cui sia stata sciolta una pastiglia di clorina che si compra in farmacia prima di partire. Le pastiglie che avanzano possono essere regalate prime della partenza ai locali che ne conoscono l'utilità. Non ingoiare l’acqua contenete clorina. Usare la stessa acqua disinfettata per sciacquare lo spazzolino.
Il cibo di strada è sicuro se si tratta di frutta chiusa, cocchi, banane etc o di cibo fritto o bollito al momento (riso, frittelle e in generale il cibo più comunemente consumato dai locali). Il cibo cotto tenuto fuori dal frigo diventa presto pericoloso a causa del clima tropicale. Molti italiani hanno il mito del pesce zanzibarino, che spesso è appena scaricato dalle barche e quindi considerato "fresco": va tenuto presente che proviene da acque molto calde dove si possono comunque sviluppare batteri patogeni ed è magari rimasto su una barca per 4/5 ore, sotto il sole, a temperature che possono essere anche di 10/15 gradi superiori a quelle estive italiane. Anche il termine "abbattimento" della temperatura di carne e pesce non deve essere interpretato alla lettera: i pesci di solito sono conservati dai pescatori in vecchi frigoriferi di gelati, uno sopra l'altro, spesso senza essere stati eviscerati. I frigoriferi non vengono mai puliti, sono pieni di brina e muffa e le interruzioni della corrente possono durare facilmente 10 ore. La cucina fai da te è pertanto sconsigliata ai viaggiatori inesperti ed è meglio affidarsi a strutture turistiche solide. Evitare uova, maionese e frutti di mare. Preferire latte in polvere (occorre portarselo da casa), non consumare il cibo che è nelle vetrinette di strada: può essere stato sotto il sole per ore. L’olio di frittura è sempre scadente e riutilizzato a oltranza, ma garantisce una certa disinfezione dei cibi se sono cotti al momento.
In generale, come in tutti i posti tropicali, il cibo deperisce in fretta e le infezioni sono più facili: non è una mera questione di arretratezza, ma di condizioni climatiche molto più complicate. Anche le ferite guariscono più lentamente e si infettano più facilmente. Chi vive a queste latitudini è abituato ad essere più cauto per certe cose, così come chi vive a Milano è più cauto ad attraversare una strada rispetto a chi vive in zone senza traffico.
Le strutture turistiche sono gestite perlopiù da europei e pertanto il livello di sicurezza e di igiene è per quanto possibile vicino a quello a cui siamo abituati in Italia.
È bene portarsi da casa: preservativi e assorbenti interni (entrambi gli articoli sono rarissimi sull'isola) cappelli, protezione solare e creme dermatologiche per scottature e irritazioni, sandali di plastica per camminare in acqua. Pastiglie di clorina, disinfettante intestinale (bimixin), anti-diarroico (da usare solo alla vera occorrenza: una scarica di diarrea, almeno all'inizio, serve a liberare l'intestino da agenti pericolosi), antibiotico a largo spettro, penicillina in polvere, bende, cerotti, forbicine. 
Attenzione alle vesciche ai piedi: col calore e l'umido si infettano più facilmente.
Un mito occidentale da sfatare è il bere continuamente e in eccesso: non siete nel deserto, ma in una zona umida e trasportare taniche d'acqua per una passeggiata di due ore non ha senso. Una persona alimentata normalmente non rischia la disidratazione per così poco.
Per arrivare a Zanzibar non sono obbligatorie vaccinazioni, a meno che non vi si giunga dopo essere passati da luoghi dove c'è la febbre gialla: in tal caso la richiesta della vaccinazione è un po' a discrezione di chi fa il controllo passaporti.
Il mare di Zanzibar è spettacolare, ma non è facile nuotarci: ci sono maree notevoli e correnti, e spesso a riva si coltivano alghe intorno a centinaia di bastoni piantati nella sabbia che diventano invisibili una volta coperti dall'acqua. Nella sabbia possono esserci ricci di mare. Quando sale la marea, il mare può diventare molto mosso. Per questo motivo, per il calore e per gli standard igienici non sempre al top di tutte le strutture, soprattutto le più economiche, Zanzibar è una meta turistica da evitare ai bambini piccoli, a meno di non avere una certa dimestichezza con i tropici.





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