Da Anguilla alla Martinica in catamarano

mappa antille


L'aria è secca, la luce acceca, e il silenzio di un mese di navigazione ha riempito le orecchie d'aria spessa. Le strida degli uccelli sono fitte dolorose che anticipano il pericolo delle scogliere e lo fanno meglio di un ecoscandaglio. Si possono misurare molte distanze, sul ritorno di un eco.


Gli umori del cielo si leggono nel riflesso della luce sull'acqua. La marea te la raccontano i dorsi argentati di certi grossi pesci che appaiono e scompaiono secondo un ritmo che s'impara.
L'orologio non serve: ti dice un numero che non significa nulla, quando, al momento esatto del tramonto, il sole tira una tenda di invisibilità totale tra te e gli abissi su cui galleggi. Ora ti guardano loro, ma tu vedi soltanto una superficie.
Lo spazio è così vuoto e pieno di piccoli segnali che è inutile cercare di registrare suoni o immagini: non è così che si riesce poi a spiegare come sia accaduto che a un certo punto hai scoperto di sapere tante cose e di percepirne ancora di più.
Per riposarsi dall'essere diventato un animale con così tanti organi di senso, ci si può fingere umani di ritorno. I porti furono creati appositamente per ricordare a chi avvista terra ferma che lì sopra vige una legge diversa, di uomini e immobilità.
Sono arrivati gli Alisei e i Carib non abitano più qui. Ora è il tempo degli yacht club e degli americani con le magnum di champagne.
Si può ancora fingere di essere antichi pirati: l'architettura dei porti rimane quella delle conquiste inglesi, olandesi e francesi: funzionale, con poche concessioni alla gloria e molta fretta di fare commercio. La canna da zucchero. L'ananas. I raggruppamenti delle case e quel senso di vago abbandono che rimane quando gli abitanti di un posto non gli appartengono davvero.
Osservandola all'orizzonte, la terra appare un posto troppo fermo, troppo complicato. Ci sono montagne difficili da aggirare e che bloccano la visuale. Sembra un posto riposante ma non è così: tira sempre un'aria di disgrazia incombente, tra il fruscio delle palme e la nebbiolina che impregna colline verdi e spugnose. Una volta a Martinica si svegliò il vulcano e uccise tutti gli abitanti di Saint Pierre. Si salvò solo un pirata: era in prigione.
La terra è una brutta bestia e il profumo delle Antille è quello del pesce salato misto al caramello. Ti assale alla gola come fumo e ti fiacca le membra di nostalgia.
Si scioglie soltanto con il rum.

Loredana de Michelis

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