Brano tratto da "La fine degli ultimi predoni" E-book.

"...Che cosa facesse a Parigi a 20 anni non è difficile da immaginare: si muoveva a scatti tra la folla, percependola fortemente e intuendo tutti i passaggi segreti alle debolezze altrui e alle opportunità che queste gli fornivano. Andava ai party, parlava poco e agiva molto, reggeva alcool e droghe come nessuno, appariva e spariva in momenti poco opportuni lasciando sempre tutti interdetti.
Verso la metà degli anni ’70 Nick trovò un ingaggio su una grossa barca a vela che faceva traversate transoceaniche e trasportava principalmente turisti. Imparare a manovrarla gli era venuto naturale. Per cinque anni consecutivi, senza fermarsi mai, fece la spola tra le coste francesi e i Caraibi, che lui ancora oggi, rivelando un cromosoma nudo e brillante per un attimo, chiama candidamente Indie Occidentali.
I turisti in vena d’avventura non rimanevano delusi: si ritrovavano prigionieri in mezzo all’Atlantico per giorni, in balia di una ciurma di ubriaconi con la stiva piena di droga, che manovravano la barca come fosse stata un motorino truccato. In quegli anni lo “standard” e la “sicurezza” non erano ancora stati inventati.

Di quei cinque anni di vita vissuta così, Nick Sound non ricorda molto, se non che si è divertito, come sempre. Non c’è rimpianto nei ricordi di un predone, mai: la vita è una canzone che scorre e tu ascolti sempre e soltanto la parte che viene. Semplicemente, ad un certo punto, quella cosa era finita e lui si era spostato in un’altra stanza del grande appartamento che è il mondo, dove c’è un party continuo, basta non rimanere incastrati in bagno.
...Oltre alle sigarette e la droga, durante le traversate i ragazzi della ciurma contrabbandavano tutto quello che a loro sembrava interessante, redditizio e stivabile. Le musicassette pirata, destinate ai mercatini di Stati Uniti ed Europa, andavano avanti e indietro come piccoli messaggeri e portavano a orecchie nuove la musica elettronica e le ultime tendenze delle discoteche. Se Nick fumava le sigarette che avrebbe dovuto smerciare, non si capiva perché non dovesse ascoltare la musica che trasportava: mentre la créme dei camerlenghi andava a contemplare un nuovo sfondo, facendo la fila nei grandi teatri di Broadway per vedere le coreografie di Béjart, lui, nel mezzo dell’oceano, ingoiò un paio di acidi, scartò una musicassetta, mise il volume al massimo e se la ascoltò da solo, di notte, mentre era al timone. E non era una notte di stelle, ma di mare mosso e nero. Questa, la colonna sonora: https://www.youtube.com/watch?v=07D4ASAJZKQ "

Brano tratto da: "La fine degli ultimi predoni" Loredana de Michelis


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