Prato e il panino Pacciani


Prato, lampredotto, vado ciao, Loredana de Michelis

Dopo un periodo di notorietà, Il "panino Pacciani" a Firenze era stato dato per estinto, forse scomparso con il suo inventore, uno dei lampredottai storici della città.
E invece eccolo a Prato, nella piazza grande a ridosso delle mura: non è sul menù esposto, forse per una sorta di delicatezza, ma tutti sanno che c’è, ed è a base di lingua e “matrice”.
C’è anche il Panino “Vanni”,  farcito con guancia e poppa.

Il lampredotto, un piatto di trippe e frattaglie, è tanto povero quanto tradizionale e ovviamente buono come lo sono soltanto le cose cucinate per centinaia di anni, da un popolo che ha cercato la raffinatezza del sapore tanto quanto altre genti hanno cercato l’evoluzione spirituale.
Se non si è vegetariani è meglio non fare tanto gli schizzinosi: il panino al lampredotto è fatto di pane toscano intinto nel brodo caldo, quello serio, misto di trippe a scelta macabra (l’Hannibal è a base di cervella) e salsa in tinta. Cola da tutte le parti.
Ma non è cosa da turisti: il soprannome spaventoso e il gusto delicato contraddicono le regole di mercato, intonandosi soltanto all’ironia toscana.
Rimane un dubbio però: nel chiosco non c’è lo spazio per tanti pentoloni, e non ho capito se in base all’ordinazione il lampredottaio cerca di volta in volta nel calderone i pezzi che rendono il “Pacciani” diverso dal “Vanni”. Non che sia importante: c’è chi dice che l’idea è sostanzialmente la sostanza e la sostanza non conta, a parte il fatto che comunque nel panino ce n’è parecchia.
Con la pancia rincuorata, a Prato si può sempre fare una passeggiata per il centro, così bello che John Malkovich ci ha voluto ambientare un negozio, come se fosse stato un film. Ne è uscita una cosa molto chic, dai tavoli con le gambe tutte diverse, che ha lasciato i pratesi piuttosto indifferenti.
Prato, vado ciao, Loredana de Michelis
Ci sarebbe poi il duomo, che ha un pulpito esterno, costruito  su uno degli spigoli dell’edificio e che sembra un’astronave schiantata e rimasta incastrata lì. Altro che Utrecht, che tanto quella è falsa e non ci crede nessuno. L’astronave del duomo di Prato ha 600 anni ed è un vero trip, anche se dopo il Panino Pacciani, un giro al bar sospeso sulle mura romane e un barile di Novello, ti sembra tutto sommato ovvio che gli alieni sia arrivati lì per primi, senza comunque trovare parcheggio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lampredotto


utrecht vado ciao Loredana de Michelis
Utrecht e disco volante


Prato, Vado ciao, Loredana de Michelis








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