Chioggia

Chioggia, Vado ciao. Loredana de Michelis

Chioggia vale la gita, per la sua atmosfera strana, per l'aria veneziana in minore e per gli abitanti, decisamente bizzarri. Si chiamano quasi tutti Boscolo di cognome e sui documenti, così come sulla guida telefonica, sono costretti a distinguersi con i soprannomi.

Ogni chioggiotto vi dirà che lì le taglie dei vestiti sono diverse, perché loro son gente con le ossa grandi. Se questo, a guardarli tutti seduti al bar dell'unica via centrale, sembra un mito, rimane comunque l'interrogativo sul loro curioso accento, più genovese che veneto, e sulle loro attitudini napoletane per quel che riguarda la guida di auto e motorini.
Chioggia è tutta concentrata tra due canali dove sono ormeggiate centinaia di barche da pesca. Il suo mercato del pesce, sia quello all'ingrosso che quello della piazza, va visto, se si vuole immaginare quello che fu un tempo anche Venezia, prima del turismo.
La cucina è particolare, ovviamente a base di pesce. Il prosecco serio e generoso.
Chi non pesca ha un negozio e chi aveva un campo di radicchio sul litorale lo ha trasformato in parcheggio per i gitanti del mare la domenica.
Mentre i veri personaggi di Chioggia sono difficili da conoscere in pochi giorni, un giro sulla spiaggia di Sottomarina può diventare un interessante punto di osservazione. A sud, verso la fine della spiaggia e poco prima del canale, c'è il famoso bagno di Punta Canna, gestito da un chioggiotto doc. che negli anni ha spianato dune protette e piazzato cartelli ovunque rendendo nota la sua filosofia litoranea: "niente bambini, niente rompicoglioni, qui si beve, e se sei comunista, negro, musulmano, o hai altre malattie, devi sparire, tornare al tuo paese o andare all'ospedale." Se non sai badare a te stesso e cadi nelle buche o dallo scalotto, non è un problema suo.
Niente ombrelloni nel suo bagno, e niente scelta al bar: da uno scatolone si tirano fuori panini stantii alla mortadella e al prosciutto cotto. La sera, bicchierone di Spritz diluito per gli ultimi ciondoloni. Sconsigliato chiedere un'insalatona o peggio, una macedonia, soprattutto se si è donne: il Pirata di Punta Canna, bandana sul cranio pelato e bocca storta probabilmente per un ictus, interviene sprezzante offrendo la panna e spiega come la produce.
Chioggia, Vado ciao, Loredana de Michelis
La filodiffusione è presente in tutto il bagno e la consolle piantata dietro i frigoriferi è dotata di microfono: dopo la presentazione del pezzo musicale proveniente dalla preziosa raccolta di musicassette (una, sempre quella) dei tempi gloriosi del Pirata, c'è spesso un intervento del Pirata su argomenti attuali, gli immigrati, il vicino di bagno che gà i topi sul retro, gli stronzi del comune, adesso vi saluto che devo andare a un funerale. Qualche chicca di filosofia mondana, per esempio contro quelli che si mettono sempre la sciarpetta perché xè de moda.
Il Pirata non e' solo: per i lidi più a nord si aggira il famoso Tigre, un vecchietto che passa la stagione a dare gran manate sulle chiappe delle ragazze stese sui lettini. Alcune lo lasciano fare o addirittura lo invitano, come una sorta di fenomeno da Club Mediterranè. Ma il Tigre non sarebbe tale se non azzardasse qualche volta, e del tutto inaspettatamente, le natiche di qualche fulgida e tenera fanciulla con fidanzato grosso e cattivo. Quindi non è insolito vedere il Tigre che passa ricoperto di bende e cerotti, allegro come sempre.
La stessa mentalità indomita si declina anche negli affari, in questa Sottomarina furba che ebbe il boom negli anni settanta e che ora ha alberghi semivuoti anche ad Agosto e vive grazie alle commesse di provincia, libere di lunedì. Sulla spiaggia gira il carretto di gelati più chic del mondo, siamo sempre in Italia, e il signore che lo possiede, unico ad avere una licenza del genere su tutto il litorale, lo cavalca (motore elettrico, ombrellone) con il piglio del velista abbronzato. Da del tu a tutti, parla dialetto e ferma il trabiccolo ogni 5 minuti, durante i quali si muove come avesse 10 braccia e incassa una fortuna in contanti e senza scontrino.
Di sua produzione gli sciroppi, i ghiaccioli e le composizioni: per una cifra spaventosa, si ha una granita tritata al momento con frutta fresca a pezzettoni, canditi, sciroppo, ombrellino e una colata di Mandarinetto Isolabella, che siamo in Veneto e l'alcool, statistiche alla mano, non ha mai fatto male a nessuno. Meta' spiaggia la fa il velista, l'altra meta' la fa sua moglie: attaccano la mattina tardi e finiscono il pomeriggio presto, poi si allontanano su automobili di lusso, ma finché lavorano non perdono un colpo e la loro velocità coniugata alla simpatia sono sorprendentemente le stesse da anni.
Di sera la cena a Chioggia città è un piacere e la passeggiata un rito. Parcheggiare l'auto costa più della granita. L'unico momento drammatico è verso le sette, quando con un rumore assordante si sente arrivare il plotone di zanzare più feroce fuori dai tropici.
Ma dopo tutto va a posto, e anche la fiera della polenta con le seppie ha successo.
Ancora più affascinante è Chioggia d'inverno, quando cala la nebbia tra le poche calli con i panni stesi e le mura scrostate. Venezia è lontana quasi un'ora di traghetto, la terraferma è dopo il ponte. Il resto è laguna, sciabordio, e un panorama di isole così piccole, come Pellestrina, che hanno una sola fila di case tutte messe per lungo tra il mare e la strada. Non so come sia vivere lì, ma il vino aiuta, e i racconti di strane apparizioni e famosi frontali tra barchini lanciati alla massima velocità nella nebbia, si sprecano.

© Loredana de Michelis



Nessun commento: